sabato 23 luglio 2011

La calcolatrice meccanica

Un'enorme, gigantesca macchina calcolatrice meccanica. Chi non ha una certa età non lo può sapere: abituati ai silenziosi display delle calcolatrici elettroniche, da 2 euro, che fanno per bene le operazioni che l'80% degli esseri umani conoscono, le macchine calcolatrici meccaniche possono sembrare dei mostri usciti dal pleistocene.

Ricordo bene un modello Olivetti, che mio padre aveva nel suo ufficio. Modello di gran lusso, elettrica (non c'era la manetta da slot machine per azionarla e farle fare il conto, un po' come i registri di cassa dei film americani degli anni 40), pesava in modo impressionante. Dentro, meccanismi meravigliosi, ruote dentate che ingranavano anelli trascinati da altri anelli, un gioiello, quasi più complessa di un orologio. A ogni somma, un bel sgrang! sonoro, il meccanismo che trasformava in meccanica la logica matematica.
Impazzivo per quella calcolatrice, soprattutto per i tasti più particolari (enormi, duri) che mostrava: l'asterisco della moltiplicazione, il segno di divisione. Una sera mio padre la portò a casa. Per me, festa grande. Cominciava la sfida numerica con l'oracolo meccanico. Somme. Ok. Sottrazioni. Facili. Passiamo alle moltiplicazioni. La macchina comincia a fare a lungo rumori, poi finalmente stampa sulla striscia di carta il risultato. Bene. Divisione. La mamma comincia ad inquietarsi per il baccano che questa macchina produce, ma lascia perdere. Bene. E' giunto il momento: "papà, come si fa l'elevamento a potenza?". Mio padre mi guarda. Che cazzo ne sa quel bambino dell'elevamento a potenza? Prende il manuale e scopre che c'è una levetta da azionare, poi bisogna operare in un modo particolare. Bene bambino, sei soddisfatto? Si papà, ora provo.
La macchina comincia ad emettere il suo rumore faticoso. Un minuto di sgrang! continui. Due minuti. Tre minuti. La mamma si lagna. Il papà si chiede cosa stia facendo. Anzi, me lo chiede. Una potenza, papà. Gli dico cosa, e lui sbianca. La macchina continua, si lamenta quasi, ma non arriva al risultato. Finalmente alza bandiera bianca, stampando una fila di asterischi.

Bene. Guardando la mia macchina calcolatrice, che ripassa la mia storia facendo un gran baccano, non vorrei che alla fine uscisse una fila d'asterischi.
Non lo vorrei, perché io, il risultato, l'ho già calcolato..



6 commenti:

enzo ha detto...

Conosco la macchina: mio padre ne insegnava l'uso 3 o 4 secoli fa all'istituto tecnico commerciale di Legnano. Non ho mai voluto saperne nulla, ho paura degli asterischi!

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@Enzo: fai bene!!! non sai quanto siano feroci! :D :D

enzo ha detto...

Quando hai un attimo se ti va scrivimi in privato. la mail la trovi sul blog nel profilo personale.

Anonimo ha detto...

E che risultato di dà?
44 delfini in fila per 6 col resto di due?
:)

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@naims: il problema è la frase seguente: "le code dritte dritte in fila per 6 col resto di due". Hai visto mai delfini nuotare con le code dritte dritte? :D

Serenella Maròla Bucci ha detto...

Steno-dattilo-comptometer!
Corso di secoli fa' come dice Enzo. Ce l'ho ancora in testa quel rumore di ferraglia e i tasti li dovevi premere a memoria!