sabato 31 marzo 2012

'A muddicata

Frequentavo spesso un ristorante, in Liguria. Questioni di lavoro, ovviamente...
Giuseppe è il cuoco, proprietario, anfitrione. Un personaggio sopra le righe, capace di intrattenere i clienti, ma anche bravo a cucinare. Nel cuore del turistificio della Riviera, questo locale, aperto quando Giuseppe ne ha voglia, magari chiuso d'estate e aperto i primi di gennaio, è un luogo dove, chi lo conosce ed è conosciuto da lui, può mangiare bene a prezzo ragionevole. Un concentrato di rapporti all'italiana (se sei amico, ti consiglio ciò che ho di meglio, altrimenti ti prendi i piatti da turista, comunque ben fatti), un miscuglio di calore calabrese con la discontinuità tutta ligure.

Giuseppe cucina bene il pesce. Inutile chiedergli la carne: non la sa fare. E' rimasto profondamente calabrese reggino, lui vede il mare, lo spada, i capperi, le olive, i pomodori. Giuseppe cucina da dio la pasta "a' muddicata". Ogni volta che ho modo di andarci, piglio sempre quella (sempre se le alici son fresche). E ogni volta discutiamo sugli ingredienti, sulle sue varianti, fuori dalla regola ma piene di buon senso. Discussioni fatte solamente per scambiarsi idee, per raccontarsi il sole ed il mare, spesso nelle serate invernali quando mi capitava di andarci a cena.

Ieri sera un'amica mi chiede di suggerirle piatti per un pranzo (o cena) fra amici. Fra le varie portate, a' muddicata mi si è presentata alla mente. Troppo vastasa. Me la sono tenuta, e ci sono andato a dormire.
Stamane, però, ero davanti alla pescheria a cercare sarde, o alici. Trovate le alici, più delicate. Il finocchietto (che Giuseppe si rifiuta di usare, cazzo!) non l'ho trovato nemmeno io, ho rimediato con la barba dei finocchi (ma non ha niente a che vedere... nel prossimo giardino tornerò ad avere il finocchietto nel mio angolo degli odori). L'uvetta sultanina ce l'ho. I pinoli credevo di averli, invece ho dovuto rinunciare. I magnifici capperi di salina non mancano mai nella mia cucina. Ok, ho tutto. Si parte.

Guanti di lattice (altrimenti i gatti del vicinato faranno a gara per annusarvi), si puliscono le alici, aperte a libro, prive di testa coda e lisca. Se volete essere fini, togliete la pelle, se volete essere vastasazzi come me la lasciate, che ha il suo sapore. Io preferisco lo scalogno alla cipolla, non rischia di coprire troppo gli altri sapori. Soffritto con lo scalogno e il simil-finocchietto, aggiungo una acciuga sott'olio a stemperare. Butto le alici (o le sarde) in padella e faccio andare a fuoco vivo, aggiungendo nello stesso tempo l'uvetta ed i pinoli (che oggi non avevo, e si sentiva la mancanza). Apro qualche piccolo pomodorino e lo aggiungo quando so che questo non si cuocerà troppo, ma rimarrà morbido e carnoso a fine cottura. Una piccola spruzzata di vino bianco secco per completare la cottura senza asciugare troppo, e si aggiungono i capperi. Intanto si cuoce la pasta molto al dente, si scola, e la si fa passare un minuto in padella con il sugo.
Nel frattempo si prepara a' muddicata. In un pentolino olio q.b. caldo, si butta dentro un paio di cucchiai di pan grattato e si lascia tostare a fuoco molto leggero. Si unisce il pan grattato alla pasta nella padella, si mescola, si impiatta e si serve.

Io ci ho messo un Blanc de Morgex, che con la sua spiccata acidità è il compagno ideale di questo piatto. Un matrimonio fra pasta di mare siciliana (Patrì, so che tu usi la mandorla al posto del pan grattato...) e vino delle alpi, che secondo me è riuscitissimo.

Ora vedo il mare. Sento il profumo dell'onda, il sole e la vita. Momenti che sarebbe bello vivere con chi li capisce....



giovedì 29 marzo 2012

Sospensioni furbette

Una sospensione attaccata ad una carrozzeria rossa, grintosa. Mille e mille parolacce lanciate contro qualunque oggetto composto da bytes. La tensione che crea curiosi comportamenti fra i componenti del gruppo.

Sono giorni che sto vivendo questo marasma, fra "cazzo, è caduto il server" e "fanculo, qui non funziona il comando" si fa lo slalom per riuscire a presentare un processo di progettazione che abbia un po' di significato reale, cercando di minimizzare i problemi ed esaltare i vantaggi.

E' una vita che lavoro seguendo queste problematiche. Un giorno sono automobili da sogno, il giorno dopo aerei, poi ecografi, poi apparati elettronici, poi.. chissà. Una vita che cerco di far capire al dirigente medio, all'imprenditore che il mondo sta cambiando, che l'artigianato ha la sua valenza in nicchie sempre più strette, e che sempre più sono richieste tecniche e metodologie moderne. Mi intristisce constatare l'ottusità intrisa di falsa furberia che permea le nostre aziende. In europa i manager mi chiedono sempre di quantificare i benefici qualitativi ed economici quando presento loro lo scenario, qui da noi mi domandano solo "quanto costa" per poi esclamare "quanto è caro!". Certo, è caro. Certo, tante cose sono migliorabili, eccome. Ma quello che mi sconvolge è l'assoluto disinteresse verso un miglioramento continuo dell'azienda, un atteggiamento che è l'immagine della nostra decadenza a livello di capacità imprenditoriale.

Riprendo a raffinare il processo da dimostrare. La prossima settimana faremo l'ennesima presentazione presso la più famosa e blasonata azienda italiana. Ancora una volta ci chiederanno se siam capaci ad andare su Marte saltellando su di un piede solo, per poi rinunciare a migliorare anche solo di poco i loro poco funzionali processi. Hanno ragione loro: sono fra le poche aziende che non conoscono la crisi (se non come scusa per espellere gli indesiderati), e la marginalità sul prodotto è così elevata che possono permettersi qualunque inefficienza. Però è triste prevedere che, di questo passo, il loro percorso industriale sarà segnato, e anche loro andranno ad arricchire la lunghissima lista del made in Italy sparito nel tramonto di una nazione che si crede intelligente ed invece è solo furbetta....

giovedì 22 marzo 2012

Moira e Penelope

Circa un mese fa, mattino, mi suona il cellulare. Mia sorella.
Abbiamo un rapporto molto curioso noi due. Stiamo settimane, a volte mesi, senza sentirci, senza comunicare. Assolutamente normale. Poi ci sentiamo, e parliamo per ore. Siccome a mia sorella le ore mancano, è normale che le nostre chiacchierate siano rade.
Dicevo, mi suona il telefono. Rispondo, e lei comincia a parlare di cose assolutamente ininfluenti. La lascio parlare, so che deve dirmi altro, ma che sta prendendo tempo. So anche che non ha bisogno di essere aiutata, deve solo seguire il suo percorso.
Dopo poco si interrompe, infatti. 

- "Devo dirti una cosa". 
- "Dimmi".
- "Non ti piacerà"
- "Vediamo"
- "Senti, lo so che per te sarà un problema..."
- "Uffa! Dimmi di cosa si tratta, e vedremo di organizzarci"
- "Sai, le bambine hanno tanta voglia di un gatto"
- "Lo so. Infatti fanno festa quando porto li la micia"
- "Ecco, appunto. Credo che non la puoi più portare..."
- "Ha combinato qualcosa l'ultima volta?"
- "No, no... Lei è bravissima"
- "E quindi?"
- "E' vaccinata contro la leucemia felina?"
- "No. Anni fa lo era, poi soffriva molto il vaccino e ho lasciato perdere"
- "Ecco, allora non può venire più"
- "Ma ti spieghi, per favore?!"
- "Abbiamo due gatti, Moira e Penelope, e Penelope è affetta da leucemia"

Mi racconta la loro storia, che trovate qui. Oggi Moira e Penelope giocano con le mie nipoti, e hanno già virato una vita cominciata malissimo in uno splendido mondo da gatto pigrone. La mia micia troverà altri ospiti quando devo assentarmi. Non sarà un problema. Intanto loro sono felici, come vedete....



martedì 20 marzo 2012

Bavarder dans la nuit

"Monsieur, on doit sortir de l'autoroute car elle est fermée". Il tassista di colore, dal viso tondo e paffuto, che indossa un auricolare bluetooth e un borsalino a falda media, con un accento che risuona di tante altre lingue mi avvisa che stanotte faremo una gitarella nella banlieue. Non c'è traffico, sono le undici, devo solo arrivare in albergo, senza particolare premura. Solo voglia di togliermi le scarpe, i vestiti, farmi una doccia e cacciarmi nel letto.

Saint-Ouen scorre attorno a me. Siamo usciti dalla peripherique all'altezza dello Stade de France, a Saint-Denis. La periferia di Parigi, quella multietnica, mi si presenta, con i suoi locali che vantano provenienze da ogni angolo del mondo. Le brasserie con le sedie già ammonticchiate sui tavoli, le pulizie serali in corso, di fianco alle tavole calde magrebine, aperte ad ogni ora (sandwiches a chaque heure le jour et la nuit). Rue Garibaldi, indicata da un cartello stradale come Garilbaldi, poca gente sui marciapiedi, le bottiglie di birra in mano. Negozi dalle insegne vecchie, e dalle serrande sporche di smog. Alimentation generale, dice la scritta sulla tenda verde di un negozio con delle belle banane appese sotto la luce.

Sapori di terre lontane mischiate con la vita sempre in moto di questa città dalle mille facce. Si entra a Boulogne-Billancourt, il livello sale. Moderni condomini, le abat-jours dalla luce tenue accese dietro i finestroni. Stralci di vita altrui che per un istante sfiorano la mia. Pont de Sèvres. Il museo illuminato di un'improbabile luce blu, che nulla ha a che vedere con i colori naturali del palazzo. Inquietante. La strada arrampica. Versailles è vicina, ma non è la mia meta.

lunedì 19 marzo 2012

Non dimentichiamoli

Quelli italiani, e quelli no. E siccome sembra poco tecnico occuparsi di coloro che sono stati rapiti in paesi oggettivamente complicati mentre si era li per lavorare, e spesso per lavorare a favore delle popolazioni locali, proviamo a non far cader la tensione.




martedì 13 marzo 2012

Magnolia

Nevicava ancora, sulla terra gelata e sui miei pensieri, ma già si vedevano sui suoi rami quelle protuberanze grosse, gemme dei fiori che sembrava folle aspettarsi in quel gelo tardivo, quel freddo tremendo che aveva avvolto il tempo e l'anima.

Il tempo avanzava, e quelle gemme si inturgidivano, i rami della magnolia, nudi da inverno, sembravano riprendersi vita, calore, forza. Lentamente, ogni giorno, vedevo qualche piccola differenza. La forza che le spingeva, che le faceva ergere sui rami, la sentivo calarsi dentro di me, combattere le avversità, cercare la bellezza. Il punto gamma ancora distante sulla volta stellata, ma non troppo.

Stamane sono uscito sul balcone, il caffè in mano, ad annusare quell'energia, presente e forte nonostante il cielo grigio. Le gemme si sono aperte, il bianco ed il carminio dei fiori che stanno per sbocciare si vede già, sul ramo ancora nudo. Anche quest'anno si ripeterà il miracolo della magnolia carica di fiori, urlante di vita nel clima ancora non tiepido. Proprio oggi, sensualità che sboccia, come quel giorno vicino al fiume, due auto ferme sulla strada, un finestrino aperto...


lunedì 12 marzo 2012

Così fan tutte

Appena tornato dall'opera. Bravi i cantanti, interessante la regia (il gioco degli abiti che indicava lo stato d'animo delle due amanti, ad esempio).
Una bella serata...



sabato 10 marzo 2012

Un'agenda senza appuntamenti

L'assicuratore mi ha regalato un'agenda da tavolo, per natale. Non sapevo proprio che farmene, da un paio d'anni ho eliminato l'agenda cartacea (grazie iPhone!) con somma soddisfazione. In più, in vita mia non ho mai utilizzato un'agenda da tavolo. Tanti anni fa, quando lavoravo per HP, l'azienda mi forniva una meravigliosa, complicatissima agenda, TimeManager si chiamava. Uno scatolotto meraviglioso, pieno di fogli mobili, da mettere e togliere nel raccoglitore superspecializzato che faceva da agenda. Annotavi su di un foglio, riportavi su di un altro, e così via. L'ideale per me, che facevo fatica a gestire un'agenda tradizionale, e che soprattutto pianificavo (e pianifico!) il mio tempo con un'unità minima pari alla mezza giornata...

Rigiravo quest'agenda fra le mani. Che farne? Cestinare subito? La mia scrivania, per chi l'ha vista, è un bordello pari solo a quello che impera nello studio. Tenerla sulla scrivania sarebbe stato demenziale, e quindi quello è stato il posto prescelto.

Aperta. Agenda settimanale aperta, li sotto lo schermo del pc. La gatta ha provato a protestare, quello era uno dei suoi posti preferiti, ma non c'è stato nulla da fare.
A che serve un'agenda settimanale, a uno che non la usa? La domanda è fondata, senza dubbio. Eppure non mi sono mai sottratto al bisogno di girar pagina ad ogni settimana trascorsa, la settimana entrante tutta li, sdraiata nella suo nudo candore. E pure le pagine precedenti, segni delle settimane trascorse, sono immacolate. Non l'ho sporcata nemmeno con un rigo.

Eppure, se giro le pagine, ricordo ogni settimana trascorsa. Ricordo i giorni, le voci, le sere trascorse con me stesso. Le domande, i dubbi, gli eventi. Piccoli eventi quotidiani, tessere di mosaici da ricomporre. Frasi apparentemente innocenti che invece contenevano indizi da caccia al tesoro, solo che il tesoro che trovavo non era quello che desideravo. E poi altre che mi mostravano aspetti nuovi, sconosciuti, che indicavano cose nuove, segnali di cambiamento,  Il non volersi rendere conto di alcune cose, scoprirne altre, talvolta ampiamente previste, altre completamente inaspettate.

In fondo quest'agenda è diventata la registrazione della mia vita. Un percorso apparentemente candido, tranquillo, pulito. Per chi non sa leggere.


venerdì 9 marzo 2012

Pomeriggio ozioso

Ennesimo cambiamento di programma nella mia agenda: oggi pomeriggio nessun meeting, tutti fuggono in un weekend che profuma di primavera, e io mi ritrovo con un aereo prenotato alle 21:30.

E perché non approfittarne? Il musée d'Orsay, le sue collezioni di impressionisti. D'altronde, che c'è di più primaverile?


giovedì 8 marzo 2012

Osceni crochi

Il sole radente del mattino fa brillare le montagne qui sotto. Neve fresca, probabilmente di ieri o ieri l'altro. Lo si capisce dalle nere biscie che risalgono sui fianchi, tornanti delle strade ripulite dopo la nevicata. Neve morbida, ancor più leggera grazie all'effetto flou che le basse, evanescenti nubi di umidità mattutina enfatizzano.

Valli bianche scorrono sotto, e via via scuriscono, rimanendo bianche solo le creste fra l'una e l'altra, fintanto che anche le creste bianche svaniscono, e lasciano lo spazio a campi a volte neri di aratura, altre verdi di erba. Il passaggio fra il freddo dell'inverno che si scioglie sotto il sole, e la natura che adagio si risveglia. Socchiudo gli occhi: le montagne si trasformano in morbide, candide forme che serbano il loro segreto, accogliente.

L'aereo avvicina la terra, mentre gli stewards distribuiscono mimose alle signore. Il sole riflette sull'alluminio dell'ala. I boschi sono ancora con il colore invernale, umidi di freddo che si è appena sciolto, caldi di vita che riparte.

Il taxi attraversa bois de Boulogne. Crochi gialli isolati sono già sbocciati, osceni nel loro urlare la primavera. Son circondati da piccoli altri fiori colorati, blu rossi pervinca... Ti dicono che no, le piante spoglie hanno torto. Non sanno, non capiscono ancora.

E' lì. E' la stagione della sensualità che è arrivata. Mi sento un croco...



martedì 6 marzo 2012

Per un amico

Siamo stati colleghi la prima volta 15 anni fa. Tu reduce da una sfortunata esperienza con una piccola azienda della quale eri l'unico rappresentante italiano, io in fuga da un'azienda italiana che allora era di gran nome ma che, una volta vista da dentro, ti suggeriva di toglierti dai piedi al più presto.

Abbiamo subito avuto un feeling immediato. Entrambi molto pacati, attenti, sembravamo quasi fratelli. Siamo andati insieme in Canada, a raccogliere il verbo aziendale. Mi accennavi, molto leggermente, dei tuoi tormenti familiari. Ci raccontavamo cose nelle lunghe ore che trascorrevamo insieme in auto, di qui e di la per illustrare i nostri sistemi ai clienti, oramai una recita con repliche ben rodate, il famoso powerpoint che usavi sempre, le battute che ci si scambiava nei momenti predefiniti, poi entravo io a fare lo show.
Quando c'era bisogno di un'invenzione bastava guardarsi in faccia ed eravamo in grado di capirci. Peccato che non giocassimo a carte, avremmo fatto soldi, a canasta.
Ricordo l'anno dei 50000 km della mia auto, e dei 60000 della tua, la maggior parte di entrambe passati in compagnia. Ricordo quella sera che, alle due di notte, eravamo arrivati a Piacenza, e ci davamo il cambio alla guida ogni mezzora perché non ce la facevamo più, e poi a Lodi ci siamo addormentati per un istante entrambi mentre l'auto andava, andava...

E l'idea di costruire insieme un'azienda. Io che dovetti declinare: quei pochi soldi che avevo non sarebbero bastati neppure per iniziare, e il finanziatore si tirò indietro all'ultimo istante, proprio quando ci eravamo fatti un giro fino quasi a Basilea per incontrarlo.

Poi seguimmo la nostra strada. Tu fosti più fortunato, allora. Diventasti l'amministratore delegato dell'azienda dove stavi. Io invece feci scelte sbagliate, e mi trovai per qualche anno a dibattermi in situazioni poco carine. Appena ci fu la possibilità, mi chiamasti a lavorare di nuovo con te. Te ne sarò sempre grato, mi hai aiutato proprio quando ne avevo bisogno.

Un anno e mezzo fa la nuova proprietà ti fece fuori, proprio negli stessi giorni nei quali stavo separandomi da mia moglie, e contemporaneamente da lei. Speravo ardentemente che tu trovassi una posizione adatta a te. Quella che meriti. Quella che vali. Ancor oggi, invano.

Oggi compi 50 anni. Spero che fra i regali ci sia finalmente quello che ti spetta. Quello che meriti, e lo sai che io non faccio complimenti...

Buon compleanno, Luigi.


sabato 3 marzo 2012

Fai che piova, per favore....

La primavera è scoppiata feroce. Non ho mai sentito molto nel passato la forza del risveglio della natura, se non perché cominciava il mio lavorio con il giardino: concime, potatura, piantar le stagionali, ecc.

Quest'anno la musica è completamente diversa. Non so se sia la mia situazione attuale, la fine di una storia non nata, il tener a bada una storia mai morta, che appena ci si distrae un attimo ti scoppia addosso come una mina da carro, senti il click del detonatore e via, tutti questi lampi di luce di calore che ti saltano addosso e ti dilaniano.
Non so che sia, veramente. Forse l'occupare il letto dormendo in diagonale (dovessi mai condividerlo con una compagna dovrei reimparare come si dorme, per non rischiare l'esilio con gatto al seguito) mi spinge al risveglio con quel senso di vuoto, di assenza, di bisogno di profumo di pelle buona, di morbido.

Tu, donna che ben mi conosci e mi ami non volendolo, mi ingiungi di trovarmi una donna. Già. Qualcuno che scaldi il letto, e che possibilmente profumi di buono. Una donna che urli quando gode, e che mi svegli di notte per far l'amore. Ma vedi, questo è forse necessario, ma non è sufficiente. Altre cose sono necessarie per me, e lo sai. Con tutto il bene che mi vuoi, non puoi condurmi ad una scelta che sai bene che non sarà la mia. Ho già dato con una donna che non fa per me. Credo di aver espiato le mie colpe a sufficienza. Ora vorrei poter avere un po' di serenità affettiva anch'io.

Forse basta un po' di pioggia, e potrò tornare serenamente ai miei quartetti di Haydn e al Cardenal Mendoza.
Forse.

giovedì 1 marzo 2012