martedì 26 luglio 2011

Ha ragione Borghezio....

L'altro giorno, svuotando i cartoni con i libri che lentamente andavano a posto, me ne è capitato in mano uno. Rarissimamente ho buttato un libro, anche quelli onestamente brutti, ma questo l'ho gettato senza il minimo rimorso. Si trattava di uno degli ultimi libri della Fallaci, quella serie ossessiva di libri disinformati e razzisti che scrisse dopo l'attentato delle torri gemelle.

Manco a farlo apposta, poche ore dopo la strage del folle norvegese. Oggi un'intervista illuminante di Borghezio, immediatamente seguita dalla presa di distanza dello stato maggiore della Lega. Non c'è da stupirsi: Borghezio, nella sua allucinante intervista - nella quale sostanzialmente ci dice che dovrebbe essere "attenzionato" dalla polizia in quanto fotocopia il profilo dell'attentatore - disegna chiarissimamente qual'è la logica e la conseguenza delle idee razziste da lui propugnate, e sostanzialmente supportate dalla lega. Il ragionamento è lineare: c'è un problema di coesistenza nella società multietnica, qualche eroe decide che non basta combattere con la dialettica e va per le vie di fatto - magari esagerando un pochino, eh... - e quindi nascono queste situazioni, la cui origine sta nella scelta scellerata di pensare di far convivere etnie differenti.

Dai tempi di Aristotele la logica ha un suo perché, delle sue regole che ci consentano di validare un ragionamento oppure di bollarlo come fasullo. Un ragionamento parte sempre da un'ipotesi, un'osservazione. Qualunque ragionamento corretto basato su ipotesi campate per aria porta a conseguenze altrettanto bislacche. Il punto di partenza è che esista un problema di coesistenza nella società multietnica. Qual'è questo problema? Le differenti abitudini? Le diverse religioni? La predilezione per determinati cibi? Un comportamento generalmente poco rispettoso?
Per ognuno di questi punti si può discutere se si tratti di un problema effettivamente legato all'etnia, oppure se si tratti di una generalizzazione, oppure ancora di una conseguenza di una situazione oggettivamente difficile. Se un gruppo sociale fa fatica a campare, è provato che il tasso di delinquenza tenda ad aumentare, indipendentemente dall'appartenenza ad una determinata radice culturale (potrà cambiare l'incidenza, ma non la tendenza). Le differenti abitudini sono elementi che tendono a svanire nell'arco di una decina d'anni. Non c'è abitante del nord Italia della mia età che non ricordi la diffidenza - se non l'ostilità - verso i meridionali negli anni 60 o 70. Oggi è una cosa che oramai fa sorridere nella caricatura offerta da Aldo Giovanni e Giacomo.

In realtà l'ostilità verso lo straniero, verso il diverso, è una normale tendenza difensiva istintuale, è un retaggio del nostro essere animali territoriali (e la proprietà privata che è se non una territorialità transitata dal possesso della terra a quello dei beni?). Essendo una forza istintuale è molto efficace come leva demagogica: non è un caso che ogni regime, di qualunque tipo, ne abbia fatto un grande uso per poter identificare e materializzare un nemico, un catalizzatore dei malesseri sociali, un elemento di distrazione di massa.

Non è un caso che Borghezio, nella sua crassa ignoranza, dia per verità assodata l'esistenza di un malessere sociale. Meno evidente che, in modo più argomentato - e maligno - l'abbia fatto la Fallaci. Però entrambi sono stati molto rigorosi nel seguire il ragionamento basato su questo assunto: la Fallaci esortando alla guerra santa contro un Islam disegnato come li turchi del quattrocento (dimenticando ancora una volta che il motore dell'invasione turca, e della reazione europea, era eminentemente commerciale - ancora una volta il territorio...), Borghezio esortando a menar le mani per riprendersi ciò che è nostro (forse per questo anni fa decise di dar fuoco ai cartoni degli sbandati sull'argine del Po a Torino, e che importa se sotto di essi c'era un povero cristo che non andò all'altro mondo per un pelo).

Ciò che mi fa specie non è però il ragionare di Borghezio, ma il nascondere la mano di tutti i suoi che, pur propugnando le stesse tesi, non hanno il coraggio di trarne le conseguenze. Sotto questo aspetto, appunto, ha ragione Borghezio: lui almeno è coerente, molto meno chi lancia il sasso e nasconde la mano.

Per questo ritengo doveroso gettare il libro della Fallaci. Intelligenza usata in modo malvagio. La peggiore.




5 commenti:

enzo ha detto...

Borghezio è un demente, inutile discuterci sopra.
Non so quale sia esattamente il libro della Fallaci che tu hai gettato, probabilmente uno o tutti quelli della “trilogia” scritta dopo l’11 settembre. Il tuo gesto non poi dissimile da altri identici compiuti nel tempo da personaggi svariati e con divise di diverso colore addosso. Non mi piace.
I nazisti accendevano roghi per bruciare i testi che non collimavano con le tesi della razza, la santa Inquisizione più sbrigativamente bruciava sui roghi libro, autore…e lettori. Nei paesi islamici esiste bene o male un SOLO LIBRO ammesso e letto come testo unico nelle scuole: il Corano.
Non è la prima volta che uno scrittore viene messo all’indice e per quanto mi riguarda lo trovo vergognoso comunque: l’Islam ha colpe e pregiudizi pesantissimi, gravi almeno quanto quelli dell’Occidente. Ricordi un film di circa 30 anni fa? Si chiamava Fareinheit 451…i libri, tutti, erano stati bruciati dal nuovo ordine mondiale perché erano fonte di contagio intellettuale. I ribelli per contrastare questo disegno avevano imparato a memoria un libro diverso ciascuno.
Vogliamo poi ricordare l’atteggiamento del mondo sovietico negli anni 50 – 60 nei confronti dei dissidenti e della loro opera letteraria?
Per logica aristotelica, osservando il mondo che ho conosciuto ( anche qui al sud dove l’Islam è gomito a gomito con la mia cultura) devo dirti che nella coesistenza di una società multietnica i problemi esistono e sono legati fondamentalmente alla poca chiarezza e alla sudditanza psicologica o “maliziosa” sui cardini del vivere sociale e civile in un determinato contesto. Diritti umani, di famiglia, laicità dello stato, libertà di espressione e, permettimi di dirlo, atteggiamento verso l’universo femminile sono macigni che ostacolano la coesistenza se su di essi non si discute chiaramente. Io non ho alcun desiderio che il paese in cui vivo torni al medioevo per favorire l’integrazione multiculturale. Questa è una cosa che ritengo veramente illogica e strumentale.
Quanto a Borghezio e co. Ti chiedo da quanti anni senti qualcosa che sia meno di un discorso da mentecatti demagogici in Italia? Possibile che tu non ti accorga che questo infimo livello culturale e mentale sia diffuso ubiquitariamente in tutto “ l’arco costituzionale”? E’ esattamente da questa incredibile ignoranza di fondo da parte dei rappresentanti politici che nasce il deserto che abbiamo di fronte. La lega da questo punto di vista rappresenta una punta di diamante: la mia esperienza al nord mi ha insegnato che non erano solo i terroni che salivano per lavorare ad essere malvisti ma soprattutto quelli che avevano cultura e orgoglio di possederla. L’ignorante, quello vero, prova sempre invidia e sospetto verso chi sa, sui Blog è la medesima cosa. Tu dici il vero che l’ostilità territoriale verso lo straniero è un forza istintuale potente e una leva demagogica efficace per giustificare e argomentare a difesa di azioni e progetti osceni come quelli di Oslo.
Ma la soluzione a mio parere non è quella di bruciare un libro di Oriana Fallaci , ma di leggerlo attentamente.
Non è quella di dire che ci aspetta un mondo di pace e fratellanza mentre alcuni dei nostri fratelli ci ritengono dei debosciati infedeli da conquistare al nuovo credo.
La soluzione l’unica possibile è confrontarsi seriamente e senza sudditanze ognuno brandendo i libri che hanno fatto la nostra civiltà e la nostra storia, amandoli e studiandoli. Non mi risulta che l’intellighentia leghista ne abbia mai prodotto uno, lo stesso dicasi per certi ambienti della sinistra radicale, idem per quelli della destra europea. La realtà Marzio è che la tendenza a leggere solo una certa fetta di libri ( o di blog) e ritenere il resto merda secca da evitare è troppo forte per il genere umano; RECINTI che ci proteggono, questo è quello di cui sentiamo il bisogno, non è quello che ci salverà da nuove dittature mentali.

Ilmondoatestaingiù ha detto...

Caro Enzo, grazie per il commento che hai fatto.
Probabilmente non mi sono espresso bene: gettare il libro della Fallaci non vuol dire mettere al rogo o vietare. Mai avuta questa intenzione, così come, anche se mi fa schifo ascoltarlo, non voglio mettere il bavaglio a Borghezio.

Gettare un libro è un atto di scelta e libertà: lo si legge, lo si commenta e poi lo si mette dove si ritiene sia il suo posto, cioè nella spazzatura. Come ho detto mi sarà capitato non più di due o tre volte nella vita di arrivare a questo livello, e non ho nemmeno la pretesa che questa sia una verità assoluta. E' un atto di libertà e di scelta personale, che però ha significati che intendo condividere.

Non sono un bacchettone che legge o si informa solo da chi la pensa come lui. Ma leggo o mi informo da chi dimostra di avere qualcosa da dire, che sia argomentato.

Le differenze culturali, di cui anche tu parli, esistono, ma la cultura la fa massimamente il contesto sociale. Se vedi le nuove generazioni degli immigrati (da noi, o in Europa dove questo fenomeno, con buona pace di Borghezio, lo hanno vissuto da molto prima di noi) queste sono immerse nella nostra cultura, anche in quella più becera (anzi, forse prima in quella che in altre). Il cosiddetto conflitto fra culture si manifesta, forte, all'interno delle famiglie, fra padri e figli (certi episodi di nera dovrebbero suggerire qualcosa).
La "cultura" intesa come un assieme di comportamenti e di valori o pseudovalori condivisi è frutto della società e dei micro contesti sociali, e anche gli estremismi - in un senso e nell'altro - sono frutto di questi contesti. L'immigrato che fatica ad inserirsi e magari sente ostilità è più propenso a dar retta a chi lo incita alla contrapposizione, così come chi teme la concorrenza di qualunque tipo sia (lavorativa, personale, di vicinato, sessuale) è più propenso a trovare una semplice risposta rispetto ad un'analisi che comprenda anche una valutazione di sé in rapporto all'altro. Faccio un esempio: la frase classica che si sente dire è: questi vengono qui e ci fregano il lavoro. Questa frase mostra due problemi molto seri: il primo è che non ci si sente pronti ad una concorrenza (poi questi sono gli stessi che parlano di meriti e di mercato, ovvio), il secondo è che spesso questa concorrenza è data dal fatto che chi offre loro lavoro lo fa al di fuori della legge (contratti inesistenti, paghe fuori legge, sicurezza sul lavoro inesistente). Nella quasi totalità dei casi chi offre lavoro in queste condizioni illegali è uno di "noi", e quindi è costui che genera il conflitto sociale, offrendo lavoro a condizioni indecenti a chi è disperato, avendo quindi bisogno che esistano disperati per poter lucrare su di loro.

Qui si apre il vero problema: ma siamo proprio sicuri che questo conflitto non sia funzionale ad alcuni interessi?

enzo ha detto...

Marzio la tua risposta mi ha chiarito meglio alcune parti del tuo post: adesso è molto più facile per me condividerne molti aspetti. Sono molto contento che tu non ti sia arroccato su posizioni di diniego e contrapposizione ad oltranza che il mio dire poteva certamente suscitare. E' questa secondo me la cosa più importante, quanto alla tua domanda finaleti confesso che in questo mondo restano ben poche le parole,le scelte o le azioni che non sia funzionali ad interessi più o meno nascosti. I movimenti o migrazioni di intere popolazioni, le scelte economiche o le non scelte, le guerre, la comunicazione...il sesso, una croce o una mezzaluna nessuno di queste cose sono soltanto quello che appaiono, e chi è senza peccato scriva il primo post. Ciao

Enrico ha detto...

Bla Bla e ancora Bla. Tra una ventina d'anni L'Europa sarà un miscuglio di razze , disgregata più che mai ! Rimpiangerete Borghezio !

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@Enrico: io credo di essere un uomo fortunato. Ho avuto la fortuna di viaggiare, di conoscere altri luoghi, altre persone, di vedere situazioni che da noi non esistevano e che in altri posti del pianeta erano la normalità.

Nei primi anni 70 ero in Francia. Ricordo la mensa dove pranzavo, la telecronaca di una corsa di formula 1 con Lauda e Regazzoni. In quella mensa c'era un coacervo di razze, di ragazzi di ogni colore. Io, che venivo dalla valle, non avevo mai visto una persona di colore dal vero. Per me era un mondo strano, nuovo, forse complicato. Avevo 13 anni, e lo stupore di scoprire che il mondo nel quale vivevo non era l'unico possibile.
Caro Enrico, sono passati quasi 40 anni da allora. Non mi pare che la Francia sia così disgregata, e neppure il Regno Unito, dove il mio insegnante d'inglese portava il turbante.

Sono società che hanno perso l'identità? Direi proprio di no. Nemmeno laggiù è tutto perfetto, anzi: un tassista a Parigi (greco) si lamentava con me che i francesi sono molto razzisti, e che il loro allora ministro degli interni era il più becero di tutti (si trattava di Sarkozy, casualmente non francese pure lui...).

Mi fa ridere la tua predizione. Mi fa ridere perché nel sangue degli italiani c'è da sempre un miscuglio di razze. Il tuo commento è la dimostrazione di quello che sostenevo sopra: ciò che esprimi è la paura di competere.