domenica 22 aprile 2012

Jazz alla Scala

Ieri son stato in Scala per un concerto un po' diverso. Gershwin suonato da Bollani, almeno così recitava il programma.
L'idea, furbetta di marketing, però sollecitava l'attenzione, e devo dire che attraeva anche il pubblico. Non avevo mai visto scolaresche in Scala, bambinetti che dopo un po' si lamentavano perché si annoiavano, probabilmente convinti a venire ad assistere ad un concerto perché c'era quel fanciullone di Bollani che vedono in televisione.

Il concerto in realtà è stato per una buona parte il concerto di Chailly. Direttore dal percorso molto originale, tuttora con il sorriso aperto alla ricerca nonostante l'età non più giovanissima, ha proposto un programma orchestrale semplice e furbo: una suite di brani di Porgy and Bess, Un americano a Parigi. Brani conosciuti, sui quali si può discutere molto, ma che sono l'emblema stesso della musica "colta" americana di questo secolo, un incrocio fra forme classiche, jazz, modernità (i clacson dell'americano a parigi per sottolineare il traffico caotico) sempre in bilico con il rischio di diventare musica da film. Indipendentemente dal fatto che questa musica piaccia o meno, è comunque qualcosa che arricchisce dal punto di vista culturale, che mostra una delle evoluzioni della musica del 900.

Finalmente, ultimo brano e Bollani in scena. Concerto per pianoforte in fa. Sostanzialmente sconosciuto, tutto sommato non un capolavoro. Molto più classico come struttura rispetto ai brani precedenti, riprende molti dei temi propri di Gershwin (orchestrazione, sviluppo, variazioni) senza però quei guizzi tematici che rimangono in mente (e che rappresentano anche un po' il limite della sua musica). Bollani mi è parso molto ingessato in questo brano, costretto in un ruolo già scritto. E questa ingessatura è risultata evidente nei bis: un primo ancora con orchestra, per poi scatenarsi prima in una variazione jazzistica di Summertime, dove l'improvvisazione fra jazz e musica colta ha dato risultati molto interessanti, e poi esibirsi in un trio jazz con il batterista (si, in Gershwin c'è la batteria in orchestra...) e il contrabbasso, inframmezzando con gags gli intervalli tecnici per allestire lo spazio sul palco.

Insomma, a mio sentire Bollani è un jazzista molto interessante, ma non basta questo (e un repertorio che attinge dal jazz come quello di Gershwin) per farlo diventare un pianista da concerto, pur essendo un pianista di gran talento.


12 commenti:

sed ha detto...

ma sa che a me sarebbe piaciuto :)

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@sed: non ho detto il contrario... e pure a me non è dispiaciuto.
Però il momento migliore, più ispirato, è stato sicuramente quando Bollani è tornato a fare il Bollani. Anche nelle gags :)

Ne racconto una: stavano spostando la batteria per il bis. C'erano tre tecnici di palco che preparavano il tutto, con Bollani sul palco. Che si inventa? Si avvicina al palco, e comincia a suonare questo brano...

mammainverde ha detto...

Tu e mia mamma(presente al concerto) vi siete sentiti prima di scrivere questo post?

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@mammainverde: come no? ci scambiamo opinioni quotidianamente.. :D

LaNinin ha detto...

Tremo al pensiero di cosa tu possa dirmi su Giovanni Allevi, che a me piace moltissimo, ma, a questo punto, sei il più appassionato di classica a portata di mouse che io conosca, quindi:"Cosa ne pensi di Allevi?", sii clemente...

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@ninin: Allievi è un furbo, secondo me. Ha capito che c'era una nicchia, e vi si è buttato, anche con l'aiuto di robusti sostegni mediatici che ultimamente mi sembra che gli stiano mancando.

Musicalmente non è granché, a mio parere, né come compositore né come esecutore. Mi sembra molto più attento nella ricerca Bollani (e onestamente anche più in gamba come esecutore...). Però ciò non toglie che se piace lo si ascolti: io credo che la musica sia bella per questo, perché ci sono tante possibilità di espressione. Solo vorrei chiarire che Allievi non fa musica classica, ma un certo tipo, originale, di musica contemporanea. Quando si picca di entrare nella vera classica, dimostra tutti i suoi limiti (che poi lui li spacci per interpretazione è una sua visione che non condivido, e non solo io, ma ben più autorevoli voci)

lacasadilapo ha detto...

contaminazioni. io li chiamo inquinamenti. la purezza è ben altro. basta sentire bach qui sopra.

LaNinin ha detto...

Grazie mille per le delucidazioni, io, da ignorantissima in materia, avevo intuito che Bollani (che ho anche ascoltato al festival di villa Arconati) fosse più bravo di Allevi, ma la tua competenza mi è d'insegnamento.
Quindi, anche tu mi confermi che Allevi non fa musica classica, a dispetto di quel che dice: era una curiosità che avevo quella di sapere se era davvero un riformista o un grande venditore di sè.
In ogni caso a me piacciono entrambi, che vuoi, sono di "orecchio buono"! ;D

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@lapo: immagino tu ti riferisca ad Allievi.
Io credo che Allievi scriva semplicemente musica pop melodica. Se la vedi così non è né contaminazione né inquinamento, è uno stile.
Fin qui tutto bene, può piacere o no, ma qui entriamo in altre categorie.
E' quando si prova, come è stato fatto, ad innalzarlo a vate della musica classica contemporanea che ti si torcono le budella. Allora si che il Bach qui sopra - nella sua cristallina e accecante bellezza fatta di complessa semplicità, interpretata da un Gould in stato di grazia che di pittura ogni singola nota per renderti agevole la lettura del brano - ti mostra la reale distanza siderale della scrittura.

Ma ripeto, anche la musica di Allievi è musica, e può essere anche coinvolgente, come tanta altra musica. Sono solo cose differenti, ecco.

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@ninin: il termine bravo porta lontano. Entrambi son bravi pianisti; probabilmente Bollani ha tecnica decisamente più raffinata di Allievi, ma - a mio parere - è decisamente più votato all'improvvisazione jazzistica, che richiede profonda conoscenza musicale, capacità inventiva e tecnica esecutiva. Ma è comunque un altro modo di suonare il pianoforte.

Di sicuro, mi ripeto, Allievi non fa musica classica, se per classica intendiamo una musica strutturata con delle intersezioni, intrecci, temi intersecanti, contrappunti, e via via tutto l'armamentario tecnico. No, Allievi fa una musica melodica, capace di creare sensazioni, emozioni. Va benissimo, in fondo la musica è bella proprio per quello. Poi si può emozionarsi per tanti aspetti: il ritmo, ad esempio, una melodia, un passaggio musicale, una struttura. Il Bach qui sopra, bellissimo per me, può non dir nulla ad altri, ed è giusto così. A me quell'incedere lento, sospeso, esitante, sostenuto solo da un tema semplicissimo che si evolve lentamente non nella struttura di variazione, ma in un'evoluzione continua dell'idea, provoca una sensazione di perfezione spaziale che non ha nulla a che vedere con l'emozione che mi proviene da un brano di Allievi (o di Einaudi, che a mio avviso ha una scrittura più fitta ed elaborata). Ma è il mio gusto ed il mio sentire :)

lacasadilapo ha detto...

allevi è bravo nel suo genere, ma non mi riferivo a lui. bollani dovrebbe fare il suo mestiere, visto che lo fa bene, e anche gershwin dovrebbe essere riposizionato su gradini più modesti. oggi si riesce a mitizzare tutto, da bach ad allevi a morricone a battisti. lo trovo triste, ecco.

Lala ha detto...

"oggi si riesce a mitizzare tutto, da bach ad allevi a morricone a battisti. lo trovo triste,".... non si può mettere insieme tutto. Si può mitizzare un panino mangiato in un pic nic, come il pranzo nel ristorante più godurioso dell'universo, delle tartine e un buon vino sul divano. La vita è fatta di differenze, colori vari... metterli insieme crea solo un pasticcio grigiastro. la diversità è risorsa, perchè ci permette di scegliere