sabato 23 marzo 2013

Abduraimov

Un mese fa l'avevo sentito suonare nel Triplo concerto di Beethoven, e mi aveva stupito. Questo giovanissimo pianista mi aveva colpito per la sua maturità, per la freschezza di lettura e la capacità di prendere in mano l'orchestra quando serviva. Cercai il suo sito web, e guardai se aveva pianificato qualche concerto da solista nei prossimi mesi. Purtroppo a Milano e dintorni nulla, solo tre concerti identici fra le Marche e l'Emilia. Decisi di andare a sentirlo a Modena, e acquistai il biglietto.

Oggi era il giorno. Il percorso Milano Modena l'ho fatto decine di volte, per lavoro e per cuore. Posso sbagliarmi sui tempi di percorrenza di qualche minuto, non più di dieci. Anche oggi, nonostante che dall'ultima volta fossero passati molti mesi - me ne son reso conto con stupore - non mi sono sbagliato nel tempo. Sono arrivato con l'anticipo necessario per parcheggiare con calma, farmi due passi, bere un caffè, dare un occhio al centro e poi andare a sentire Abduraimov nel suo programma, peraltro abbastanza scombinato.

Il giovane comincia con Alessandro Scarlatti: tre famosissime sonate (27, 450, 96), repertorio ghiotto di Horowitz e di Benedetti Michelangeli. La sua interpretazione non segue nessuna delle due: non ha la purezza neoclassica del secondo, ma nemmeno la vivacità timbrica del primo. Abduraimov mi pare piuttosto sperso nell'interpretare questo autore, e non si può applicare per lui la vecchia cattiva battuta che facevano ad Horowitz (il suo Scarlatti è splendido perché non lo capisce...). Alla fine, pensandoci, mi sono reso conto che non aveva trovato il cuore interpretativo dei brani, e non li riusciva ad interpretare. Dopo Scarlatti è stata la volta di una complessa sonata di Beethoven (la 12 op 26), che evidentemente gli è più congeniale. Pur mantenendosi su un'interpretazione che non mi ha dato emozioni, l'espressività e la genialità che a tratti sono emerse mi ha fatto ben sperare per il resto del concerto.

Purtroppo la chiave del resto del programma è stata quella del virtuosismo: la Fantasia di Chopin - che è una delle pagine del compositore polacco che meno mi piace - seguita da tre brani di Liszt. Il primo è la trascrizione per pianoforte della Danse Macabre di Saint-Saens, eseguito in modo molto trascinante. Il secondo era la Benedition de Dieu dans la solitude, e secondo me non è stato reso bene il pathos sognante Lisztiano che pervade molti brani di questo compositore. Qui, come sul difficilissimo brano di chiusura (lo scherzo e marcia op 177) l'accento è stato messo sulla tecnica e sui volumi sonori, veramente impressionanti. Abduraimov sa tirare fuori dal pianoforte dei suoni inusitati: l'energia violenta che scarica sulla tastiera è ideale per esprimere alcuni passaggi di Liszt; il problema è che si è persa, a mio avviso, tutta la traccia poetica che deve coesistere con la tecnica strabiliante. Cammeo di chiusura il meraviglioso notturno di Tchaikovsky.

Mi sono rimesso in strada per tornare incapace di definire l'ascolto fatto. Una sensazione di assenza di sapore, di mancanza di emozione. Sensazione assurda perché dal lato tecnico le emozioni ci sono state, e tante. Modena mi ha fatto tornare sotto una pioggia battente. Il cielo ha concentrato sulla città tutte le lacrime che non ho pianto io.


6 commenti:

germogliare ha detto...

Ti invidio per come commenti un concerto con professionalità e sentimentalismo.

Bianca2007 ha detto...

Conosco molto bene questo tuo stato d'animo,Marzio che pur gustando un'ottima tecnica,ti fa piangere per la mancanza d'altro.Mirka

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@germogliare: non devi invidiare. Tu crei, è ben diverso. Io ascolto, e provo a trascrivere ciò che sento. E questo non certo per professione, ma forse solo per tener traccia per me...

@mirka: ma alla fine mi chiedo se sono io che non ho capito la sua interpretazione. C'è una così grande distanza fra l'emozione che non mi ha dato nell'interpretazione e la evidente capacità espressiva che mi viene da pensare che volesse farla proprio così, per qualche ragione che non riesco a trovare. E' ben diverso dalla sensazione che ti da un Lang Lang, che suona come una macchina automatica, sopperendo con le smorfie alla nullità espressiva musicale. Qui è come se mi fossi trovato davanti a qualcosa che non ho afferrato completamente...

Bianca2007 ha detto...

Forse qualcosa di profondo ti ha toccato,Marzio,qualcosa di misterioso che solo l'inconscio può captare o l'acutissima sensibilità dell'artista nel suo dono-condanna ha afferrato l'impercettibile sottilissimo segnandogli una linea di confine (distacco) come hai detto tu.E anche qui ti comprendo appieno,un abbraccio dolce,Mirka

Pellegrina ha detto...

Che buffo, proprio Modena è stato il mio primo viaggio musicale, per un'opera, Cenerentola, interpretata da una cantante che ho molto amato ascoltare. Da ragazzina ho scoperto la musica sull'opera lirica barocca, quel primo viaggio mi ha dato il batticuore. Manco a dirlo, alla fine nevicava. Le opere che mi emozionano mi regalano pure la neve, guarda un po'. Rosso il teatro e grigia e bianca la neve.
Peccato che il tuo concerto non sia stato altrettanto piacevole. Comunque un pianista che suona ad alto livello e convincentemente Scarlatti e Liszt, mah, ho qualche dubbio che sia davvero possibile. Tutto cambia, troppo.
A proposito di pioggia, comunque, a Parigi è in programma a breve l'oratorio "Il diluvio universale": che troveremo all'uscita?

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@mirka: non so proprio dirti. Mentre mi è chiaro che su Scarlatti non aveva trovato la chiave (l'incapacità di seguire le evoluzioni del tema, il passare frenetico di esso da un registro all'altro non è stato reso nell'uniformità), l'interpretazione di Beethoven, soprattutto, mi sembra che contenga qualcosa che non son stato capace di mettere bene a fuoco io. Penso che cercherò di sentirlo di nuovo....

@pellegrina: è bello il contrasto fra il rosso dei velluti ed il bianco della neve ed il grigio del cielo che la fa cadere.
Il mio concerto è stato gradevole, ma, come puoi leggere sopra, pieno di interrogativi. Non che me ne dispiaccia, eh? E' bello rimettere in discussione le cose....

Scarlatti e Liszt: beh, il primo che mi viene in mente è Horowitz. Di entrambi i compositori era un ottimo esecutore: del secondo a causa delle difficoltà esagerate delle partiture, che lui provvedeva ad arricchire con ulteriori complessità, del primo per una grazia divina, che come ho scritto sopra, i maligni sostenevano fosse legata al fatto che di Scarlatti non avesse capito nulla, e che quindi lo suonasse di puro istinto (d'altronde è famosa la sfuriata che gli fece suo suocero Toscanini che lo fece alzare dal pianoforte dicendogli: togliti che ti faccio sentire io come deve suonare Beethoven....)
Io credo che non sia un caso che Abduraimov abbia messo in repertorio proprio quei brani: io penso che si tratti di un esplicito omaggio a Horowitz e al suo pianismo.