venerdì 7 dicembre 2012

Addormentarsi

La pista è corta, e in fondo c'è il Vesuvio. Per questo i motori sono spinti inusitatamente, e la salita è più vicina al rateo di salita ripida piuttosto che a quello di rapida. Il rumore dell'attuatore che ritrae gli ipersostentatori, mentre l'aereo si infila nelle nubi che stazionano sulla città.
Faccio appena a tempo a cogliere la magnificenza di un convento sterminato (munastero e santa Chiara? mah...) annegato in un brano della città che avvolge un'altura, e la bambagia della nebbia avvolge l'aereo.
Vedo la pioggia sferzare l'ala, l'acqua finire nella ventola del compressore. Faccio un rapido calcolo, dovremmo trovarci a zero gradi, anche un po' meno, con tutta quell'umidità lì.. pericolo di formazione di ghiaccio. Osservo il bordo d'attacco, che effettivamente si sta velando. L'aereo cambia assetto, il ghiaccio svanisce velocemente. Anche il velo sulla carenatura della presa d'aria del motore si dilegua in qualche secondo. Ecco, dovremmo essere fuori dalla nube, ora.

Ci allontaniamo da Napoli, il cielo limpido sopra il mare di nubi, che via via che ci si avvicina a Milano svaniscono in una sera decembrina. L'aereo si avvicina a terra, le Apuane li sotto spruzzate di neve, e poi la coperta patchwork dei campi arati, pronti per il riposo invernale. Tante sfumature di marrone, secondo il colore della terra, la direzione di aratura, la coltivazione di ciascun appezzamento. Un delicato mosaico di lavoro, di speranza, di vita, inghirlandato dalle ombre lunghissime dei pioppi, sdraiate sui campi.

Sera che arriva mentre l'aereo atterra su Linate. Vita che dorme nei campi, e pulsa nel traffico delle vie qui sotto, la barriera di Melegnano li sotto, con la lunga teoria di mezzi che percorrono l'autosole. Le piante spoglie, ormai, si avvicinano, solo alcune hanno macchie di colore giallo accesso ancora indosso, di una bellezza sconcertante.

Ripenso a questo volo, alla bellezza dell'addormentarsi dei campi, ora che mi ha raggiunto la notizia. Sei andata, la malattia ha vinto. Hai penato da luglio, adesso è il momento che ti riposi. E' sempre troppo presto quando arriva questo momento, ma tu ne avevi diritto, ora. Buon riposo, Loredana.

5 commenti:

sed ha detto...

a volte i nostri pensieri "sentono" qualcosa prima di noi... ame piace pensare chhe sia un istante di vicinanza, una sorta di saluto insonsapevole, come una carezza...
(l'inizio di questo post, però, per me è una specie di horror!)

thepellons ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Ilmondoatestaingiù ha detto...

@sed: sapevo che il momento sarebbe arrivato presto. Ma nonostante questo è duro salutare una persona buona, veramente buona, e sfortunata.

@pellons: una riattaccata non è nulla di che.. una manovra sempre prevista nelle procedure di volo, fatta per la sicurezza. Anche a me è capitata, su parigi, una visibilità pari a zero, riattaccata quando vedevo scorrere sotto i numeri della pista. Il pilota probabilmente non ha visto dove stava scendendo e ha preferito fare un altro giro...
Con l'aereo si può fare :)

germogliare ha detto...

E tutto sembra migliore visto da lassù; la vita che scorre, anche il pensare di fermarla. Poi, quando si atterrà si è "accolti" dal reale stato delle cose che non sempre è piacevole. Ma le emozioni restano. Un saluto!

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@germogliare: è diverso visto da lassù, perché è un punto di vista non usuale, anche se voli con frequenza.

E in fondo sono proprio i punti di vista originali che ti fanno riflettere. Come l'arte.