martedì 3 dicembre 2013

Presto che è tardi

Hai presente una casa disabitata d'inverno? Una casa là, nella bassa, dove le stagioni alternano l'afa alle nebbie. Una di quelle case che vanno per i cento anni, con i muri pieni, spessi. Le case con i muri portanti, come non se ne fanno più, e i solai fatti con le travi di legno, elastici, che senti il pavimento che oscilla sotto i tuoi passi ma no, non temi che cada, è come saltare su di una rete elastica.
Ecco, una casa così. Ma non una qualsiasi: una che ha a che fare con la vita di quei due anziani lì davanti a te, che sembrano schiacciati sotto un peso. I volti tesi, i movimenti scoordinati di chi non sa cosa cercare, cosa fare. Lei che stacca foto, le raccoglie. Ti chiedi perché non l'ha fatto finora, in tutti questi anni, ma è una domanda retorica: non voleva che arrivasse questo momento. Lui che cammina spavaldo nel nevischio che cade, e va nel garage, e torna, e poi ritorna là, oscillando in un'ozioso e inconcludente andirivieni.

La casa ci tiene a mostrare che da dieci anni non ci abita nessuno: ragnatele ovunque, polvere sul tavolo dal cristallo scuro. Mobili che vedo da sempre, da quando sono nato. Improvvisamente un flash: questo arredamento è tornato nello stesso posto nel quale me lo ricordavo, quell'inverno del 65, quello triste dopo la morte della nonna, ed il ritorno di mio padre dal Perù. La stanza più in là era gelata, come oggi l'intera casa, e non si poteva andare. E questa stanza era popolata dai giochi portati da Gesù Bambino, ma l'espressione della mamma, con mia sorella in braccio, non era allegra.

Nell'altra stanza i segni di vita di mia zia: le sue cose, distribuite tutto attorno, nel suo ordine/disordine. Tutte ancora li, come dieci anni fa. I due anziani sembrano non sentire il freddo che scava dentro: hanno mille cose da non fare, per guadagnar tempo. Tempo per vagare in pace fra quelle stanze, tante come si conviene ad una casa di campagna, attraversata dal corridoio che, come vuole la regola, corre dalla porta d'ingresso alla porta sul retro.

Presto che è tardi. Come un bianconiglio stagionato cerco di scuoterli, di trascinarli via dalla sfasatura che stanno vivendo. Vendere la casa, quella casa. Portarsi via qualche ricordo, pezzi di vita trascorsa. Anch'io ho tanto lì dentro. Guardo la stanza dove sono nato, quella dove ho dormito il sonno invernale più corroborante, in un silenzio di cielo gelido stellato che ti faceva godere del caldo abbraccio delle coperte, con il sottofondo del russare del nonno (da qualcuno avrò ben preso...). Sotto il nevischio si va via. Ho dovuto promettere che il prossimo weekend ci si torna. Sarà l'ultima volta che metteremo piede in quella casa.


5 commenti:

Minnelisapolis ha detto...

Bentornato, anche se con questa vena di tristezza, che però amo. Da una casa simile nelle mura e per edificio a quella che racconti. Ma la mia senza nessuna storia. Andarsene sarà lieve, da qui.
Un abbraccio. E qualche rito propiziatortio per la settimana prossima. Dovesse mai bastare...

LadeaKalì ha detto...

Che malinconia...io non ho avuto il tempo o il modo di affezionarmi a nessuna casa. Fino a 18 anni ne ho cambiate 4, e in nessuna di esse sono stata particolarmente felice. Pensa che da piccola credevo che cambiar casa fosse dettato dalla legge, che fosse obbligatorio come per le famiglie dei militari. Se dovessi lasciare questa casa, forse, ci starei male, qui sì che ho ricordi importanti. Deve essere difficile per i tuoi, mi fanno una tenerezza....

Ilmondoatestaingiù ha detto...

@minnie: farò in modo che basti....

@kalì: si, è proprio la loro difficoltà che volevo fotografare. Sembravano così fragili, ed io ero preoccupato che restando diverse ore a qualche grado di temperatura nell'umido mi si ammalassero. A 85 anni non è una prospettiva attraente. Per fortuna questa volta se la sono cavata. Sabato dovrebbe essere meno umido, almeno spero...

Lala ha detto...

un giorno c'era un ponte che univa gli argini ....

http://youtu.be/wr7mgJSWux8

... bacio

Manuela ha detto...

prima volta che passo da te e già mi hai travolto col tuo modo di scrivere. Uno stile molto personale e melanconico al punto giusto. Mi piace! :)